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Il tema, visto dall'osservatorio del Telefono Rosa di Torino, ha ovviamente un'ottica del tutto particolare.
Non è sufficiente determinare il problema della sicurezza collocandolo su uno specifico versante (in questo caso, l'immigrazione) ma occorre analizzare i fenomeni sul versante generale della percezione della sicurezza e di quali siano le sensazioni di insicurezza maggiormente percepite dalla cittadinanza.
Il Telefono Rosa ha diverse modalità per osservare il fenomeno: la prima modalità è data dalle accoglienze che vengono svolte presso la sede di Via Assietta. Accoglienze di donne vittime di violenze e maltrattamenti fisici, psicologici e/o sessuali. Richieste di ascolto e di accoglienza che giungono direttamente, via e-mail, per telefono, oppure per l'attivazione delle risorse dell’associazione cittadina a seguito di segnalazioni dei pronto soccorso di Torino e a volte anche della cintura.
In questa attività, l’osservatorio del Telefono Rosa porta alla luce il tema della "sicurezza di genere", dove la violazione dei principali diritti di cittadinanza e di libertà nei confronti delle donne si tramuta in azioni violente da parte dell'altro genere, quello maschile. Qui si osserva il grosso tema dell'insicurezza vissuta fondamentalmente tra le mura domestiche: ma non si prenda questo dato come alibi ineluttabile. Se è vero che la violenza contro le donne ha una grande presenza intrafamiliare, ciò non vuol dire che anche le stesse donne non abbiamo sensazioni di maggiore vulnerabilità al di fuori dell'ambiente familiare. Anzi, paradossalmente, l'insicurezza familiare si accompagna ad una precarietà ancora maggiore fuori casa: a meno che, proprio all'esterno non si trovino, insieme alla pericolosità e all'insicurezza, anche domini tali da consentire di potersi riferire ad azioni di cittadinanza attiva che, proprio con la loro presenza, generano nuova sicurezza.
E' una riflessione che ha spinto, nel 2004, a dare l'avvio al progetto di trasformazione del servizio Presenza Amica, collocandolo all'interno della Stazione di Torino Porta Nuova. Una stazione ferroviaria, luogo che per molti è simbolo dell'insicurezza e della precarietà, ma che dal lunedì al venerdì dalle 20 alle 24 diventa un luogo più sicuro proprio perché operatrici e operatori del servizio accolgono, ascoltano, accompagnano e promuovono la piena cittadinanza, delle donne ma non solo di esse.
Frutto di una convenzione stipulata tra il Telefono Rosa di Torino, la Città di Torino, la Polizia di Stato, la Polizia Ferroviaria, la Società Grandi Stazioni, la Società Trenitalia, l’Ascom e la Confesercenti, attualmente Presenza Amica continua grazie al sostegno attivo e partecipato dell’Assessore alla Sicurezza cittadina e Polizia Urbana, Beppe Borgogno, che con convinzione l’ha inserito nel provvedimento per la concreta attuazione del "Patto Torino Sicura".
Meglio di ogni descrizione, contano alcune tra le decine di testimonianze finora registrate.

Testimonianza 1
Ciao, mi chiamo Grazia e desidero complimentarmi con il servizio di prevenzione e solidarietà che giovani operatrici e operatori, con un self control pazzesco, svolgono dentro e fuori la stazione di Torino.
Ritengo che proprio queste continue presenze rappresentino un grosso deterrente per i malintenzionati, che dovrebbero essere percepite come elemento di sicurezza non solo dalle donne ma da tutti i cittadini.
Non voglio minimizzare in alcun modo i fatti di cronaca di questi ultimi tempi, assi-stiamo ormai da troppo tempo ad un susseguirsi di episodi di violenza che non possono più essere né tollerati ne minimizzati, proprio per il senso di pericolo e di tensione che generano nella popolazione.
Per questo mi piacerebbe che fossimo tutti uniti nel chiedere che tutti i consigli comunali si aprissero alla cittadinanza per raccogliere le voci anche di quanti sono stati vittima di atti di microcriminalità, quali uno scippo, un furto in casa, un atto di vandalismo ma credo che non ci siano in programma iniziative di questo genere.
Insomma un’intervista ed un proclama vanno bene, ma da soli servono a poco o nulla, se non ci si lavora con tenacia, determinazione e costanza.
Vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse per esempio che senso ha bloccare o far sparire dalle nostre città i bidoni della spazzatura, perché si ha paura di attentati.
Ma questa è paranoia, aver paura dei bidoni della spazzatura.
Accidenti, allora dovremmo aver paura delle auto parcheggiate, delle persone che camminano, dei passeggini, delle borse e degli zaini che ognuno di noi porta con sé.
Già, dobbiamo quindi rassegnarci ad avere paura di tutto, ed, infatti, abbiamo paura di tutto.

Testimonianza 2
Mi ritrovo qui a scrivere su un foglio bianco e non so da dove cominciare.
E' stato difficile affrontare a viso aperto i fatti e i misfatti della mia situazione.
Ma almeno ora mi sento più leggera, forse più confusa, ma più leggera.
Forse stanotte riuscirò a dormire finalmente, ne ho davvero bisogno. Ieri notte mi avete detto che le paure vanno affrontate. Giusto, affrontate e superate. Non posso continuare a vagare tra stazioni e stanze di dormitori. Grazie per essere sempre pronti ad accogliermi preoccupandovi per la mia incolumità.

Testimonianza 3
Sono giorni che arrivo al dormitorio e mi rifugio sotto le coperte e piango.
Piango senza farmi sentire, senza fare rumore. Spero di addormentarmi e svegliarmi la mattina sentendomi più sollevata. Ma non è così.
Mi cedono le gambe e faccio fatica a stare in piedi, mi aggrappo a qualunque cosa, ma così non si può andare avanti. C'è bisogno di un cambiamento forte e decisivo.
Ho bisogno di una casa MIA.
Una casa dove poter vivere, dove poter riprendere un po’ di vita che scorre,
dove affrontare i problemi con serietà e lucidità.
Mi sento un peso anche per chi, come voi, mi sta vicino e cerca di aiutarmi trovandomi alternative alla panchina del piazzale.

Testimonianza 4
Salve, quando sono entrato nella vostra sede, mi sono scusato per l'intrusione perché pensavo che fosse un posto d’accoglienza solo per donne.
Ma, una volta seduto, ho cominciato a leggere che cos'è Presenza Amica e ora mi scuso di avervi raccontato una gran frottola. Non è vero che avevo perso il treno, vero è che mi sono allontanato da casa perché stufo di mio padre.
Devo dire che oggi almeno mi consola sapere che dove mi avete mandato a dormire posso restare per altri 14 giorni in pace e chiarirmi sulle cose da fare per poter continuare i miei studi. Così non era possibile continuare.
Non sopporto più mio padre perché nonostante abbia passato i miei 19 anni a cercare di fare qualcosa per lui per sentirmi più apprezzato, lui continua a trattarmi come l'ultimo cretino e pirla che passa da casa sua!
Sapete molti dicono e vabbe' ma tu sei un ragazzo per te è più facile che per una ra-gazza, e invece vi assicuro che non è vero. Io non mi permetto di dire che sia più facile o più difficile ma vi assicuro che è una cosa atroce!
Per mio padre è sempre tutto scontato, è ovvio che si faccia sempre e solo come dice lui senza obbiezioni e se mi deve anche solo dire no, lo fa con una arroganza, con una voglia di rendermi cosi' idiota, cosi' inutile.
E mamma? Beh mamma dice sempre che e' una fase che ... che sottosotto mio padre e' buono e che mi vuole bene.
Sì, provate ad immaginate quanto mi vuole bene, vi dico solo che quando mi avvicinavo per abbracciarlo o giocargli uno scherzo (questo succedeva fino a 3 anni fa perché ora non lo faccio più ), lui si incavolava e cominciava a darmi contro dicendomi che ero appiccicoso o che gli davo fastidio.
Ok vuole che non sia un figlio affettuoso, ma un burattino che esegue i suoi ordini? Ci posso anche stare pero' almeno mi lasciasse vivere ignorandolo.
Invece, no! Anche se sto solo parlando con mia madre, lui si mette di mezzo, e se provo a reagire il risultato è sempre che sono un perditempo maleducato che campa alle sue spalle.
Sono arciconvinto che andandomene gli ho fatto un gran favore perché la verità è che lui non vedeva l'ora di buttarmi fuori di casa e, tirchio com'è, di togliermi dal suo libro paga, come sempre mi diceva il mio grande BABBO.
Ah, un'ultima cosa, mio padre e' maresciallo di marina militare!
Grazie per l'aiuto e per la lettura.


Testimonianza 5
A voi, ragazze e ragazzi, di Presenza Amica, che tutte le sere favorite la sicurezza delle donne attorno a Porta Nuova, sento di scrivervi della mia precarietà e del mio terrore dentro casa.
Ieri, oggi, forse domani, la maledizione continua senza sosta. Le sue ennesime ire, i maledetti suoi inquietanti sbalzi d’umore.
Perché? Oggi non avevo proprio la forza di venire a lavorare perché sono di nuovo piena di lividi e il mio cuore è nero, ed invece sono qui perché almeno seduta alla mia scrivania sono in salvo. Perché continua ad essere distruttivo? Perché? Maledizione!
Sono troppo stanca, di tutto, ormai ho le gomme a terra e non riesco a gonfiarle.
Sono sfinita e voglio smettere di domandarmi se cambierà, non cambierà sì che cam-bierà, vedrai che cambierà.
Il mio umore è pessimo anche per via di una notizia sentita qualche ora fa al radio-giornale, diceva che un uomo aveva ucciso la moglie ed il figlio perché avevano gravi problemi finanziari. Ma noi non abbiamo problemi economici: mio marito ha tutto meno che problemi finanziari, la sua carriera è in continua ascesa, lui ha i numeri, ma lo stesso mi minaccia brandendo la sua licenza di uccidermi.
Sento che sto per cadere nella morsa della depressione: sorrido per inerzia, anche se oramai tutti sanno che non sono i tappi di spumante a lasciarmi le bluastre e cupe li-videzze sulla pelle e sull’anima.
In ogni caso, grazie per avermi fatta accomodare e grazie per avermi accompagnata al treno. Per adesso un grazie di cuore. B.

Testimonianza 6
A volte ho paura, ho davvero paura a camminare di sera.
Forse non è tutto nero…non è tutto davvero buio, ma certo è che ho paura, paura di essere aggredita…davvero tanta paura di essere di nuovo scippata… o ancor più paura del vuoto di solidarietà che considero indispensabile nella mia vita…e bè, sì..poi questa sera ho trovato il gruppo di Presenza Amica pronto a togliere ossigeno alla mia insicu-rezza.
Socializziamo gente, socializziamo!
Pieranna


Testimonianza 7
La bocca è asciutta, le parole escono confuse, pasticciate, il cuore rimbomba nelle o-recchie e una vampata di calore sale d'improvviso al volto.
E' in parte questo quello che mi è accaduto ieri notte nel momento in cui ho avuto bi-sogno di chiedere il vostro aiuto.
La mia timidezza e la mia paura sono state innescate in modo imbarazzante dalla cir-costanza che un mio amico, dopo avermi invitata a Torino, ha deciso di non venirmi a prendere in stazione, rendendosi irreperibile al cellulare, disinteressandosi dell’ingrediente che io non avrei saputo dove passare la notte.
Temevo di essere criticata, di apparire ridicola e per questi motivi ho tardato a ricorrere al vostro servizio.
E’ grazie alla vostra garbata abilità se sono riuscita ad uscire dalla situazione di disagio e di oppressione che mi trovavo.
Avete capito, mi avete soccorsa, mi avete trovato una “sicura” soluzione…nonostante le mie parole vi siano suonate male assortite e i miei movimenti vi siano risultati goffi e maldestri.
Mi ha colpito che, senza pormi domande imbarazzanti, avete compreso la mia vulne-rabilità.
Grazie Presenza Amica, mi avete aiutata in ”generosa comunanza”.
Ciao a tuttiiiii e un grosso bacio dalla pellegrina a Porta Nuova!!!!!!!!!!!!

Testimonianza 8
Sono la mamma di......., scrivo per dirvi grazie ed elogiare il servizio di appoggio presso la stazione di Torino.
Per mia figlia sapere che voi ci siete ad attenderla ed accompagnarla significa darle la possibilità di partecipare alle sue lezioni universitarie senza più essere accompagnata da me o da mio marito.
Purtroppo dopo due anni dallo sciagurato agguato, mia figlia continua ad avere l'ansia pertinente al trovarsi fuori casa da sola o lo stare in casa da sola.
Lei sta facendo di tutto per tornare ad essere in grado di esporsi a queste situazioni che teme, ma fino ad oggi le sopporta con considerevole paura e riesce a fronteggiarle solo se si sente accompagnata.
Da quella dannata sera, la sua vita è minata e indebolita anche a forza di pensare in-cessantemente alle precauzioni da seguire per ridurre i rischi oppure la sua vulnerabilità a convivere col rischio.
Noi genitori continuamente ci interroghiamo circa il suo futuro: tornerà mai ad avere la capacità di essere autonoma come qualunque altra delle sue amiche ventenni?
Tutti e tre stiamo vivendo tempi difficili, ma non vogliamo affrontare impotenti le nostre vicissitudini.
Per tutto ciò sentitamente Vi ringrazio del vostro supporto e finisco assicurandovi che è anche grazie a voi che la nostra famiglia non si trova povera di speranza.
M. Luisa

Testimonianza 9
Nel ringraziarvi per l'aiuto e per aver atteso insieme a me l'arrivo di mio figlio, desidero anche consegnarvi questi miei pensieri, proprio a Voi che tutte le sere attuate interventi di prevenzione.
Come vi dicevo ieri sera, ho sempre come la sensazione che qualcuno spunti da dietro un angolo e rubi la mia borsa.
Taluni mi spiegano che è un rischio che si può correre. Altri mi hanno detto anche vabbe’…a Torino stuprano anche. Ah, va bene, allora grazie tante. …
Lo so che uno scippo non ti cambia la vita, ma il grosso problema è che inizi a pensare che ora sanno dove abiti, che vedranno le foto che tieni nel portafogli, che hanno le tue chiavi di casa. Ti viene di imprecare, ma poi ringrazi Dio che non ti hanno buttato a terra e non ti sei fatta niente.
I ladri sono entrati a casa mia qualche anno fa e sono al terzo scippo subito e oramai evito di chiedere alla gente se loro si sentono sicuri.
Che senso ha barricarsi in casa se poi, come è successo a me, i balordi apparsi dal nulla ti aspettano davanti al garage? Episodi simili lasciano il segno e noi pensionati dobbiamo pure stare attenti ai truffatori.
Non è possibile aver paura di uscire e rientrare in casa.
La mia casa è come una prigione, e quando sono sola al primo rumore penso subito al peggio.
Spesso leggo sul giornale numeri e cifre che, pur fotografando con precisione la misura di un fenomeno - in questo caso, la criminalità - hanno un grosso limite: non riescono a descrivere il clima che si respira tra la gente. I cittadini ormai non si sentono sicuri nemmeno a casa propria. Quel che dovrebbe essere un nido di tranquillità e riparo diventa una prigione: porte blindate, inferriate alle finestre del piano terra, allarmi, cani da guardia non bastano più.
Certo, non siamo certo nel Bronx ma credo che le realtà tranquille siano altre e ho no-tato che questa sensazione di insicurezza viene trasmessa anche ai bambini, che hanno ad esempio sempre più paura degli zingari, anche se la disonestà c’è in qualsiasi razza o nazionalità, non si limita ai soli immigrati.
Io oramai sono una donna troppo anziana, ma come insegnavo ai miei alunni, dobbiamo rioccupare il nostro territorio, viverlo, interessarci di quel che accade, come accadeva anni fa nelle corti e proprio come fate voi con i vostri passaggi di "presenza amica".
Sono una torinese che continua ad amare questa città ove affolla la paura, il rumore e pure il fracasso dei ragazzi con alle spalle famiglie benestanti e con il bancomat del paparino in tasca che accorrono a difenderli a spada tratta, anche se i figlioli fracassoni insultano e prendono a sassate i poveri Vigili Urbani che per difenderci rischiano tanto… anche di essere derisi e presi a colpi di spranghe.
Che tristezza!
Grazie per l’iniziativa e scusate lo sfogo. Un abbraccio.
Anna

Testimonianza 10
Può essere che avendo dimestichezza solo con ciò che si sente in tv, si dimentica spesso che parlare/diffidare della gente significa mal giudicare tante brave persone.
E’ possibile che ci sia anche una componente indotta di paura, ma che si possa far ap-parire come normale una situazione sociale che, normale, non lo è affatto mi pare im-possibile.
La scorsa settimana un ragazzo giapponese invitato da una mia amica a passare qual-che giorno a Torino è stato selvaggiamente aggredito a scopo di rapina.
Vogliamo provare a dire a questa persona che la sua aggressione è stata frutto di una percezione che non corrisponde alla realtà?
Io penso che se qualcuno delinque, non si deve far finta di niente, ma agire SEMPRE nel rispetto delle regole, invece c'è una tolleranza che diventa connivenza e così si finisce per parlare e indignarsi solo quando fa comodo; se, infatti, si parla di non procedere in alcuni processi meno "importanti"; (per chi?) come si può pretendere dagli “anonimi” cittadini il rispetto delle leggi?
Detto questo, ragazzi non immaginate quanto mi sia insospettita e spaventata ieri sera alla fermata del bus alle provocazioni di quel gruppo di ragazzi palestrati, arroganti e volgari.
Grazie dunque Presenza Amica, per essere venuti in mio soccorso aiutandomi con la vostra presenza a superare la situazione. E ripensandoci adesso, riconosco al vostro servizio anche un merito pedagogico che lo nobilita, e mi fa dire che è vitale stare in-sieme per appoggiare…favorire….sostenere, ecc.
Stare insieme agli altri è importante, fa crescere, non dobbiamo permettere, né ai de-linquenti, né a chi ha interesse ad agitare spauracchi, di impedircelo.
Un bel saluto e tante grazie x tutte le vostre parole gentili, molte informazioni utili e... l'aiuto immenso.
Francesca

Testimonianza 11
A PREVENZIONE AMICA - STAZIONE PORTA NUOVA.
Desidero ringraziarvi di nuovo per tutto, per la squisita disponibilità e la gentilezza che avete mostrato nei miei confronti e nei confronti del mio bambino.
Alle 23.30 siamo comunque arrivati a casa, un po’ stanchi, frastornati, con la macchina sbilenca, ma decisamente riconoscenti per tutto quanto è stato fatto dal vostro servizio in nostro favore.
Vi saluto caramente con l'auspicio che nella nostra città come ovunque, la costruzione di un ambiente pubblico (da vivere in ogni momento della giornata, di giorno e di notte), racchiuda in sé la necessità di soddisfare due richieste per me essenziali: la sensazione di trovarsi in uno spazio sicuro e l’attenzione all’aspetto estetico del luogo. Nel rispetto dell’ambiente!
Grata, vi auguro buone vacanze.
Antonella

Straordinari esempi di chiarezza e senso concreto delle cose, la testimonianza sono emblematici di come la mancata sicurezza alberghi sia nelle case (e non solo per le violenze subìte) ma anche per la precarietà di una microcriminalità apparentemente inarrestabile.
Per dare ancora maggiore risalto alla promozione di presenze sicure, il Telefono Rosa ha anche promosso, a partire dal 2006, il servizio Vicino a Te, un camper appositamente attrezzato e itinerante su tutto il territorio provinciale (in mercati, scuole, uni-versità, ospedali, ecc.). Anche in questo caso, è stato possibile intercettare diverse forme di insicurezza, molte in famiglia, molte altre all'esterno.
In buona sostanza, l’osservatorio del Telefono Rosa di Torino mostra come il binomio sicurezza-immigrazione sia spesso, in realtà, il tentativo di collocare l'insicurezza in luoghi o persone facilmente individuabili, al fine di attivare ipotetiche strategie di evitamento (non andare in certi luoghi, non frequentare certe persone, ecc.). La realtà e la cronaca ci consegnano invece un quadro più allarmante.
Conosciamo bene la precarietà dell'immigrazione: di certo, la clandestinità o la mancanza di risorse, nonché i gruppi che controllano alcune forme organizzate di immigrazione clandestina, sono altrettante occasioni di alimentazione delle forme più o meno violente di criminalità, organizzata o sporadica.
Ma noi riteniamo che dalle nostre osservazioni e dalle testimonianze che ci giungono, ci siano alcune priorità sulle quali soffermarsi:
1. l'insicurezza è determinata non solo dalle persone, ma da diverse incertezze. Luoghi bui, mancanza di igiene e pulizia, buche nelle strade, carenza di parcheggi, sono altrettante condizioni di insicurezza. Gli enti locali devono saper fronteggiare il degrado urbano e tutto ciò che si accompagna ad esso;
2. la sicurezza può essere promossa con interventi di polizia, cioè repressivi. Per quante forze vengano messe in campo, riteniamo improbabile che possa pattugliarsi un qualunque territorio. Occorre che vengano promosse azioni di rete, dove la cittadinanza attiva sia garantita dall'attenzione, dalla solidarietà, dalla vicinanza di ogni persona ad un'altra. L'indifferenza genera insicurezza, la vicinanza la diminuisce di molto;
3. occorre incrementare i patti per la sicurezza, dove le azioni di tipo repressivo (che certamente non ci appartengono) vadano a correlarsi con azioni di vicinanza, di presenza attiva, di promozione di ogni luogo significativo della città: a cominciare proprio dalle condizioni ambientali che meglio di altre garantiscono "visibilità" al bello e al brutto di quei luoghi;
4. in sostanza, riteniamo che, come azione di genere, non venga eccessivamente enfatizzata la presenza immigratoria come unico elemento che produce insicurezza. Nemmeno quando si afferma che la solitudine degli uomini immigrati può dare origine ad azioni sessualmente violente nei confronti delle donne residenti e italiane.
5. per tale motivo, nei patti per la sicurezza si dovrebbero integrare le azioni di polizia con le azioni di vicinanza attiva (come le nostre); sensibilizzando anche le donne che appartengono ai flussi immigratori, quale veicolo di promozione di una sana convivenza con l'intera cittadinanza, per loro e per i loro uomini. Ma anche attivando azioni di rete con la presenza di rappresentanti di etnie diverse che, per quanto a volte considerati ospiti (spesso indesiderati) possono e debbono non solo essere spettatori passivi di un tema da loro involontariamente provocato, ma che devono invece diventare essi stessi pro-motori di una immagine di attenzione, vicinanza e solidarietà nei confronti non solo della propria etnia di appartenenza, ma di tutta la cittadinanza che li accoglie.


Telefono Rosa Torino

Vi invitiamo a leggere il monitoraggio del Servizio "Presenza Amica" anno 2010. clicca qui


Vi invitiamo ad inviarci i vostri contributi alla discussione con una mail a: telefonorosa@mandragola.com